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Cosa mi ha ricordato una fotografia del matrimonio di Eva Herzigová

Davide Bonaiti Studio
Davide Bonaiti Studio

Ero molto curiosa di vedere le foto del matrimonio di Eva Herzigova.

Per due motivi fondamentali.

 il primo è che  il matrimonio si svolgeva nella mia città ,Torino, e per questo i luoghi fotografati sarebbero stati a me familiari.


Il secondo, è che lei è una delle top model di cui sono stata ammiratrice quando uscivano le foto sulle riviste degli anni ‘90 di Mario Testino, Peter Lindbergh, Marco Glaviano ed Helmut Newton, autori che ancora oggi considero punti di riferimento.


Ho anche tormentato alcuni miei colleghi con il toto fotografo del matrimonio…cosa che mi intriga sempre.


Sapevo che sarebbe stato un nome importante, uno di quelli del wedding internazionale.

Le foto pubblicate su D-La Repubblica mi piacciono e il suo stile autoriale, che pone al centro la relazione con le persone, ovviamente lo sento molto vicino al mio gusto personale perché è la ricerca che faccio anche nei miei matrimoni.


Una foto mi rimane impressa subito ed è quella dell’ingresso in chiesa della sposa.

Confesso l’inconfessabile, ovviamente per ridere.

Ho provato sollievo nel vedere che anche lui, “vip” wedding, ha gli stessi problemi di controluce che abbiamo noi fotografi di matrimoni di persone “nip”.

Questi famigerati ingressi nelle chiese, così complessi da gestire per quanto riguarda l’illuminazione. Il passaggio dall’esterno estremamente luminoso con il sole spesso frontale all’interno più cupo di una chiesa è di difficile soluzione. A volte se la navata lo consente per lunghezza si aspetta metà percorso per fotografare, lì dove il bagliore esterno è attutito.


Per molto tempo me ne sono fatta un vero cruccio, provando con i corpi illuminanti (flash o luce continua che fosse)  o a riprendere la scena lateralmente spostandomi io, a destra o a sinistra della navata centrale, o chiedendo consigli su come operavano i miei colleghi a riguardo.


Ora mi rendo conto, dopo anni, e ovviamente dopo aver acquisito maggiore padronanza e controllo della scena, oltre ad aver ampliato le conoscenze tecniche della gestione della luce che l’unica vera soluzione è trasformare una difficoltà in una ricerca creativa.


Ciò che vale più in assoluto è riuscire a tramettere l’emozione di quel momento più di qualsiasi altra cosa.

Poco importa se le figure che entrano non si vedranno chiaramente. Se attraverso il passo e gli sguardi coglieremo il rapporto tra le persone coinvolte.

Oppure, come nel caso della foto sopracitata, la fattura dell’abito attraverso la quale cogliamo la figura elegante della sposa.


Questa è l’essenza della narrazione di un matrimonio.  Ciò che più conterà davvero per gli sposi e come le foto faranno sentire loro dopo.


Quando sfoglieranno l’album per la prima volta, come lo sfoglieranno negli anni a venire.

 
 
 

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Elisa Giulia Miglietti
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